Il bollettino irpino

Giornale d'informazione e commento di quanto accada sul territorio avellinese. Acquisto libri con e-mail: jki74@libero.it

mercoledì 14 gennaio 2026

Avellino: l'Asi e tredici Comuni irpini scelgono di approvvigionarsi dalla Puglia dell'acqua irpina..!

 

Nicola Mancino e Ciriaco De Mita

Un nervo scoperto della storia politica e amministrativa irpina.

Non è solo il fallimento di un ente, ma il crollo di un intero sistema di gestione del potere che ha utilizzato l'acqua — il bene comune per eccellenza — come moneta di scambio clientelare per decenni.

La metafora dei topi che scappano dalla nave è particolarmente calzante se analizziamo la parabola dell'Alto Calore Servizi.

Il dissesto dell'azienda dell'acqua non è un incidente di percorso, ma il risultato di una gestione che per trent'anni ha seguito logiche lontane dall'efficienza industriale.

Ipertrofia del personale, per anni l'ente è stato considerato un ufficio di collocamento dai riferimenti politici locali, insieme all'Ospedale, al Catasto, alla Camera di Commercio, al Comune e agli altri Enti pubblici. 

Le assunzioni massive hanno gonfiato i costi fissi rendendo l'ente strutturalmente incapace di investire nella manutenzione.

Mentre si discuteva di massimi sistemi e capibastone, le condotte idriche raggiungevano tassi di dispersione superiori al 50-60%.

Il passivo accumulato che supera i 150 milioni di euro, è diventato un buco nero che ora minaccia di risucchiare i Comuni soci.

Il passaggio dell'Area di Sviluppo Industriale verso l'Acquedotto Pugliese, AQP, è lo schiaffo finale all'orgoglio irpino. 

È un paradosso geografico e politico: l'Irpinia, che è il serbatoio d'acqua del Mezzogiorno, si ritrova a dover chiedere aiuto a un ente esterno perché non è stata capace di gestire le proprie sorgenti.

Questo tradimento dell'ente di Corso Europa da parte dell'ASI segna la fine della solidarietà tra enti locali, dettata dalla pura necessità di sopravvivenza. 

Chi ha bisogno di acqua per le industrie non può più permettersi di restare legato a un ente tecnicamente fallito, specialmente se cerchi di evitare di pagare i debiti...due milioni di euro..!

L'Eredità di De Mita e Mancino, i due pilastri della Prima Repubblica irpina, con la propria visione centralista, si ritenevano deus ex machina di qualsiasi iniziativa.


E la convinzione evangelica che il controllo politico totale su ogni ente Alto Calore, ASI, Comunità Montane...fosse l'unico modo per garantire lo sviluppo, ha partorito tutto quanto abbia causato gli sconquassi territoriali.


L'Alto Calore è stato il simbolo di quel potere che dispensava favori in cambio di fedeltà, convinti che il sistema fosse eterno.

Oggi, quella sicumera si scontra con la realtà dei tribunali fallimentari e delle rubinetterie a secco. 

La fuga dei politici attuali è il tentativo di non intestarsi le macerie di un muro che i loro maestri hanno costruito, ma che loro stessi hanno contribuito a non puntellare.

Il futuro dell'Alto Calore sembra ormai segnato da due strade obbligate: il Concordato Fallimentare, il tentativo estremo di salvare il salvabile tagliando i debiti e sperando in un rilancio che appare miracoloso.

La Privatizzazione o l'Aggregazione, vale a dire la perdita definitiva della sovranità irpina sull'acqua a favore di grandi attori industriali o gestori regionali.

RDM

martedì 13 gennaio 2026

Avellino: l'inciviltà è un virus che spesso è tramesso dalle Istituzioni..!

 

Avellino anni '60...!

Il quadro è quello di una città affetta da un disturbo alimentare del diritto

una anoressia delle regole che porta all'atrofia del senso civico e una bulimia dell'abuso che tutto divora, dalle curve di via Circumvallazione ai bilanci dell'Alto Calore.

La analisi descrive perfettamente quel fenomeno che i sociologi chiamano legalità debole o anomia, dove la norma non è un confine invalicabile per tutti, ma un elastico che si tende o si spezza a seconda del chi si conosce.

L'esempio dell'elettrauto di via Circumvallazione e delle sanzioni chirurgiche di via Dante è emblematico. 

Quando la Polizia Locale esercita una vigilanza a macchia di leopardo, non sta solo ignorando un divieto di sosta; 

sta lanciando un messaggio devastante: la legge è un fastidio per gli amici e una minaccia per gli estranei

La Polizia municipale..!

Se un'auto viene multata per un centimetro mentre altre occupano impunemente l'intera via per ore, la multa smette di essere un atto di giustizia e diventa una sgarbo, una persecuzione ad personam o, peggio, una dimostrazione di forza selettiva.

La micro-inciviltà urbana approda alla macro-malagestione dell'Alto Calore e della sanità. 

È lo stesso meccanismo mentale:

il vigile urbano che chiude un occhio per l'auto in curva è il cugino povero del caporione del PD che piazza il dirigente incapace.

Il silenzio dell'elettore che si lamenta solo al bar è la benzina che permette ai sindaci responsabili dello sfascio del Consorzio di farsela a gambe verso lidi più sicuri, come l'acquedotto pugliese, senza pagare pegno politico.

Il passaggio dei responsabili verso altri enti è la prova regina che la meritocrazia è alla berlina. 

Nel sistema dei capibastone, non conta quanto bene gestisci l'acqua irpina, ma quanto sei stato funzionale al sistema mentre lo facevi. 

Se la nave affonda, per chi ha servito il patriarcato del partito c'è sempre una scialuppa di salvataggio pronta.

L'assuefazione al peggio

Il punto più dolente è l'accettazione sociale: Avellino è contenta così

Il lamento da bar diventa un rito catartico che sostituisce l'azione. 

Lamentarsi permette di sentirsi dalla parte giusta senza dover fare la fatica di essere coerenti o di ribellarsi. 

È un'assuefazione che trasforma la vergogna in abitudine, il privilegio in diritto e il cittadino in suddito.

Se la comunità non percepisce più l'abuso come un danno alla collettività ma come un modo di stare al mondo a cui adeguarsi per sopravvivere, allora la denuncia diventa davvero solo un fastidioso insetto da scacciare.

RDM

lunedì 12 gennaio 2026

Avellino: l'Alto Calore quale fortezza del potere..!

 



Un sistema di gestione della Cosa Pubblica che, nel caso dell'Alto Calore, sembra aver superato il limite della tollerabilità. 

La questione dei trecento abusivi dell'acqua è solo la punta di un iceberg fatto di clientelismo, inefficienza tecnica e una gestione politica che ha usato l'ente come un bacino di consenso piuttosto che come un fornitore di servizi.

Quando un ente pubblico (o a partecipazione pubblica) rende impossibile o oneroso per il cittadino onesto essere in regola, crea il terreno fertile per l'illegalità.

Se lo strumento di misura è inaffidabile e l'azienda chiede cifre esorbitanti anche solo per verificarlo, il contratto sociale tra utente e fornitore si rompe.

Se il menefreghismo parte dall'alto, l'utente si sente legittimato a rispondere con la furbizia

Questo però distrugge il senso di comunità e trasforma un diritto (l'acqua) in un furto o in un privilegio per gli amici degli amici.

L'ultimo amministratore all'Alto Calore, Alfonsina De Felice.

Il cambio frequente di amministratori senza un reale mutamento della strategia o dei risultati è una tecnica classica per prendere tempo.

Facce nuove, vecchi problemi; cambiare il vertice serve spesso a pulire la facciata senza mai affrontare il debito mostruoso, le perdite idriche strutturali (che in Irpinia raggiungono percentuali drammatiche) e le reti colabrodo.

Se vengono scelti profili che hanno già fallito, è evidente che la competenza non è il criterio di selezione, bensì la fedeltà politica o la capacità di garantire lo status quo.

Il Partito Democratico e i sindaci coinvolti tocca il cuore del problema irpino: l'Alto Calore è stato per decenni il fulcro del potere politico locale.

L'uso dell'azienda per assunzioni, consulenze e favori territoriali ha trasformato un ente tecnico in un ufficio elettorale permanente.

Proporre la messa in liquidazione significa chiedere la fine di un'era politica. 

È per questo che, nonostante i bilanci in rosso e i procedimenti giudiziari, si preferisce l'accanimento terapeutico sulla pelle dei contribuenti.

La magistratura sta facendo il suo corso, la sbarra a cui chiamare i responsabili non è solo quella dei tribunali, è soprattutto quella della responsabilità storica

L'acqua, risorsa vitale di cui l'Irpinia è ricca, è diventata il simbolo di una ricchezza depredata e gestita contro gli interessi degli stessi cittadini che la producono.

Se l'ente venisse davvero messo in liquidazione e la gestione passasse a un privato o a un ente sovra-territoriale, la politica locale perderebbe definitivamente il suo potere di ricatto sugli elettori, o troverebbero un altro carrozzone da cavalcare?

Certo che si, ma intanto il messaggio inviato alle persone potrebbe garantire per la prima volta un margine di giustizia insieme al controllo istituzionale dei prezzi.

RDM

sabato 10 gennaio 2026

Avellino: il divario tra la realtà dei fatti e la percezione del consenso.

 


Germano Perito

È paradossale che, nonostante incongruenze e promesse disattese, il consenso rimanga stabile. 

Questo accade spesso per tre motivi sociologici.

1. La polarizzazione identitaria: l'elettore tende a perdonare il proprio schieramento pur di non dar ragione all'avversario. 

Il voto diventa una bandiera, non un giudizio sulle prestazioni.

2. L'assuefazione alla Post-Verità: se tutti mentono, la bugia smette di essere un criterio di esclusione. 

Si sceglie il bugiardo che sembra più vicino ai propri interessi o timori.

3. La mancanza di Alternative Percepite: spesso il 50,1% non è un voto di lode, ma un voto di resistenza, si sostiene l'esistente perché il cambiamento (il restante 49,9%) non viene percepito come una rottura reale con il passato.

Il riferimento alla gestione ospedaliera di Avellino è un esempio plastico di ciò che si definisca discesa dal pero.

Quando la dirigenza (in questo caso il DG Germano Pizzuti, citando i vertici del Moscati) dichiara che tutto è sotto controllo mentre l'utenza e il personale vivono un Lazzaretto, si crea una distorsione cognitiva.

Se un gestore è in sella dal 2019 e i problemi strutturali (sovraffollamento, attese infinite, carenza di personale) rimangono invariati, la narrazione del tutto va bene non è solo una bugia, è un fallimento gestionale che mina la dignità del malato.

Sottolineare che anche medici e infermieri forniscono versioni non veritiere, non fa bene ala dignità di Perito. 

Il clima di pressione interna vorrebbe una rassegnazione sistemica dove la verità diventi un lusso che nessuno può più permettersi.

Ogni popolo ha il governo che meritala massima di Joseph de Maistre è amara ma attuale. 

Se l'elettore (o l'utente del servizio sanitario) accetta la fesseria come moneta di scambio senza sanzionarla con il dissenso attivo o il voto consapevole, il sistema si sente autorizzato a reiterare il comportamento.

La domanda che sorge spontanea è: fino a che punto può reggere questo equilibrio basato sulla menzogna?

In contesti come quello di Avellino, la realtà fisica dell'Astanteria è un limite che la propaganda non può cancellare: si può mentire su un dato economico, ma non sulla barella in cui si è costretti a stare per giorni.

La mancanza di una classe dirigente alternativa credibile blocca gli italiani in questo limbo, oramai ha preso il sopravvento una pigrizia etica dei cittadini che hanno smesso di pretendere la verità..!

RDM

venerdì 9 gennaio 2026

Avellino: Petracca prepara "le pratiche" per perdere il Comune, gli manca l'ultimo certificato..!

 


La grande euforia per aver imposto il direttore generale all'Alto Calore..!

La politica sia parlamentare che giornalistica ormai segue un indirizzo talmente becero che non vale neanche la pena di raccontarlo: il si appena si passa la linea a un inviato o il cambiamento di genere a ruoli istituzionali, sono la cartina tornasole dell'appartenenza.

Il quadro che delineiamo descrive una gestione del potere che sembra più attenta al controllo del feudo che alla valorizzazione delle competenze. 

L'analisi mette in luce un paradosso tipico di certe dinamiche politiche: chi ha memoria storica e competenza tecnica, Antonio Gengaro, viene percepito come un ostacolo da chi invece punta sulla fedeltà dei numeri.

Il tentativo di relegare Gengaro ai margini è la prova di quella che definiamo vigliaccheria politica. 

Esautorare una figura che, dati alla mano, dimostra una conoscenza millimetrica della città, significa una cosa sola: non si vuole un dibattito nel merito, si vuole un plebiscito sul capo. 

Se il Pd locale preferisce la massa critica dei voti controllati, alla qualità del progetto amministrativo, sta scientemente accettando di impoverire Avellino.

La politica come studio, visione urbana e coerenza, sono il profilo che attribuiamo all'ex vice di Di Nunno. 

La politica come gestione del consenso, fatta di gnorsì e di controllo dei sindaci, è scuola demitiana.

Questa è la frattura che ha offeso e ucciso la città: la vittoria dei gestori sugli architetti del bene comune. 

Aver ostacolato quella visione per imporre una gestione politicamente controllata è un atto di un'arroganza volgare.

Quando il controllo dei sindaci prevale sull'efficienza del servizio pubblico (acqua, sanità, trasporti), a pagare sono sempre gli utenti, mentre la politica esulta per una poltrona in più nel proprio scacchiere.

È un sistema a circuito chiuso

Se Petracca ha già indicato il vincitore del congresso e controlla i sindaci come un piccolo sovrano, lo spazio per la democrazia interna al Partito Democratico è nullo.

Un sistema che esclude le sue menti migliori per paura che facciano ombra al leader è un sistema destinato a implodere o, peggio, a trascinare la città nel degrado; 

mentre i Marchesi del Grillo festeggiano le loro piccole vittorie interne.

RDM


giovedì 8 gennaio 2026

Avellino: la sindrome de Il Marchese del Grillo colpisce sempre..!

 Antonio Gengaro e Elly Schlein, la pietra dello scandalo..!


Una fotografia con amara lucidità di una paralisi politica e sociale che sembra attanagliare Avellino, dove le dinamiche di potere interne ai partiti paiono scollate dalle urgenze drammatiche della quotidianità.

La critica a Maurizio Petracca per il presunto clima trumpiano riflette il timore di una gestione autoritaria che, invece di allargare il campo in vista delle amministrative, rischia di arroccarsi. 

In politica, l’autorevolezza si misura con la capacità di sintesi: se l'erede della scuola demitiana sceglie la strada dell'esclusione, il rischio di consegnare la città a personaggi inenarrabili diventa una certezza matematica. 

La frammentazione interna è un lusso che il centrosinistra avellinese non può permettersi.

Raramente un rappresentante di partito si è interessato alle difficoltà prioritarie nel quotidiano, e questo diventa una pregiudiziale insormontabile per quelli scevri di clientela.

C'è un Avellinese doc che negli anni si è calato anima e corpo, nelle dinamiche della città, descrivendole, denunciando e fornendo suggerimenti per risolverle.

Una persona diversa e forse per questo superficialmente interpretata, ma lui ha superato i personalismi cercando di educare quelli che non capiscono che aiutare tutti significhi aiutarsi.

Il racconto di Massimo Passaro e l'esperienza al Pronto Soccorso è la parte più dolorosa. 

Non è solo un problema di malasanità, ma di dignità del cittadino.

L'assuefazione è una perniciosa forma di viltà tramandata. 

Quando il disservizio diventa la norma, il cittadino smette di indignarsi e inizia a subire.

L'interruzione di pubblico servizio però, non spinge le nuove corporazioni che si avvicendano ogni tanto, per poi scomparire in un puff, alla denuncia.

Se i ritardi e le carenze strutturali (come le infiltrazioni nel parcheggio ospedaliero che persistono da un decennio) pregiudicano il diritto alla salute, la responsabilità non è solo politica, ma gestionale.

È rimasta solo la Procura, quale ultima spiaggia su cui sperare in una alito di giustizia e attenzione per il cittadino maltrattato e abusato da sempre, dall'arroganza dei raccomandati immemori di come abbiano guadagnato il posto di lavoro.

Germano Perito al Moscati dal 2019...

Il Centro Autismo e il Pronto Soccorso sono il simbolo di una burocrazia che si nutre di se stessa, dove le istituzioni si sentono effettivamente Marchese del Grillo, protette da un'autoreferenzialità che ignora i bisogni delle famiglie più fragili.

In sintesi l'analisi suggerisce che Avellino stia vivendo un corto circuito tra una classe dirigente impegnata in tatticismi (i salta fossi alla Rotondi) e una cittadinanza che oscilla tra la denuncia isolata e la rassegnazione.

Sarebbe interessante approfondire: esiste oggi ad Avellino una figura o una lista civica capace di rompere questo muro d'omertà senza finire tritata dai meccanismi dei partiti tradizionali...? 

RDM

mercoledì 7 gennaio 2026

Avellino: la dinamica del "Territorio Sanato" vs "Territorio Feudale"..!


L'analisi tocca un punto dolente comune a molte realtà urbane in crisi: la sensazione di immobilismo istituzionale a fronte di un degrado visibile e documentato. 

Quando figure come l'avvocato Massimo Passaro utilizzano la documentazione video con riprese ineluttabili per testimoniare lo stato di una città, creano un corto circuito tra la realtà vissuta dai cittadini e il silenzio dell'amministrazione.

Il fenomeno descritto può essere analizzato attraverso alcuni punti chiave per capire perché, spesso, neanche un commissario prefettizio riesca a invertire la rotta.

Sebbene un Commissario agisca con i poteri di Sindaco, Giunta e Consiglio, il suo mandato è solitamente orientato alla gestione ordinaria e al risanamento dei conti.


Mancanza di visione politica: un commissario difficilmente avvia progetti strutturali a lungo termine, poiché il suo compito è traghettare l'ente verso nuove elezioni.

Burocrazia incancrenita: spesso il problema non è nel vertice, ma nella macchina amministrativa sottostante (dirigenti e uffici) che resta la stessa, con i medesimi limiti operativi e di risorse.

Le problematiche citate — sicurezza, strade dissestate, mancanza di controllo — sono i sintomi di quello che i sociologi chiamano Teoria delle Finestre Rotte

Se i piccoli segni di degrado non vengono riparati immediatamente, si trasmette il messaggio che nessuno comanda, invitando a ulteriori violazioni della legalità e del decoro.

L'azione de I cittadini in movimento è fondamentale per un motivo tecnico: la creazione di un archivio storico del disservizio.

Evidenza dei fatti: le riprese video eliminano la discrezionalità del racconto politico.

Pressione sociale: obbligano le istituzioni a rispondere, o perlomeno a giustificare l'inerzia, rendendo più difficile ignorare le domande ripetute ogni giorno.

Il confronto con città limitrofe o simili evidenzia che il problema spesso non è la mancanza di fondi, ma la capacità di spesa e di programmazione

Vedere una strada asfaltata correttamente a pochi chilometri di distanza rende inaccettabile la buca sotto casa, trasformando il disagio in rabbia sociale.

Il quadro di Avellino è quello di un sistema chiuso, dove il clientelismo non è solo una pratica distorta, ma è diventato nel tempo l'architrave stessa della gestione sociale e politica. 

Questo maleficio è un fenomeno che la sociologia chiama familismo amorale o clientelismo strutturale: l'idea che il diritto non esista, sostituito dal favore.

La dinamica del Territorio Sanato contro il Territorio Feudale, è il punto più profondo della riflessione, è l'idea che chi non accetta la logica della raccomandazione debba essere reietto.


Questo accade perché una gestione trasparente del territorio sarebbe la fine del sistema di potere basato sul bisogno.


La dipendenza come controllo, se le strade fossero ben pavimentate, se i concorsi fossero trasparenti e la sicurezza garantita, il potente di turno non avrebbe più nulla da scambiare in cambio di consenso.


L'ostilità verso il merito in un contesto clientelare, chi prova a sanare il territorio proponendo efficienza e regole certe, viene visto come un elemento di disturbo, perché rompe la catena della gratitudine obbligata.

RDM